Yoga, la disciplina per riscoprire se stessi
Lo Yoga è un’antica pratica indiana che concilia lo sviluppo armonico del corpo a quello della mente. Ma per chi è adatto lo yoga? Scopriamolo insieme all’insegnante di yoga Marco Passavanti

Con il sostantivo sanscrito Yoga, nella terminologia delle religioni originarie dell’India, si indicano le pratiche ascetiche e meditative. Nato in India, lo yoga oggi sembra essere la disciplina adatta per chi è alla ricerca di uno sviluppo armonico del corpo e della mente. Per conoscere più a fondo questa pratica, abbiamo rivolto qualche domanda a Marco Passavanti, insegnante del corso Ayco – Accademia Yoga di Consapevolezza (http://www.ayco.it/) a Roma. Dottore di ricerca in studi indo tibetani presso la Facoltà di Studi Orientali dell’Università La Sapienza di Roma, Marco ha cominciato a praticare Yoga a 19 anni e “una volta incominciato, ho subito avuto la sensazione di essere a casa”. Insieme a lui, capiremo cosa significa praticare Yoga e quali esercizi poter praticare ogni giorno.

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Lo yoga è indicato per tutti e a tutte le età?

Quando parliamo di “Yoga” in ambito contemporaneo e nella percezione comune, intendiamo soprattutto uno dei suoi aspetti, che nella terminologia tradizionale è chiamato “asana”, cioè l’esecuzione di determinate posizioni fisiche. Chi inizia oggi a praticare lo yoga quasi sempre incomincia da una pratica fisica codificata in diverse modalità, tra cui l’antico hatha Yoga, la ginnastica dei lottatori indiani e ogni genere di esercizi che oggi rubrichiamo sotto la categoria di “fitness” e “wellness”. Esistono perciò enormi differenze tra i vari stili o approcci di pratica fisica: lo yoga è sicuramente adatto a tutti e a tutte le età, ma bisogna saper scegliere la pratica che più fa per noi. Una persona giovane e in buona salute, che magari ha già alle spalle anni di sport, può praticare stili impegnativi e rigorosi, con posizioni difficili e “acrobatiche”. Ma proporre una pratica del genere a persone di mezza età, con problemi fisici più o meno gravi e con una vita sedentaria sarebbe impensabile. Lo yoga dovrebbe dunque adattarsi alla persona che lo pratica, e non viceversa. In questo processo di adattamento l’insegnante ha un ruolo fondamentale: nello Yoga non dovrebbe esistere il ‘fai da te’; la presenza di un insegnante è cruciale, specialmente all’inizio.

Perché lo Yoga aiuta chi lo pratica?

Lo Yoga è, secondo me, un ritorno al centro: ci aiuta a riallinearci, a essere meno dispersi e frammentati. Corpo, respiro, organi di senso e mente vengono raccolti e unificati in modo gentile. È in un certo senso la condizione opposta a quello che chiamiamo stress. La persona stressata (e in misura maggiore o minore lo siamo tutti!) spesso vive senza accorgersi di avere un corpo e di respirare, di solito in balia degli stimoli esterni e dei pensieri caotici. Il grande frutto dello Yoga è il ritorno all’ordine naturale e alla semplicità: esserci, respirare, sentire, percepire. Contrariamente a un’idea stereotipata dello yoga come evasione dalla realtà, lo Yoga ha molto a che fare con l’essere qui, con l’essere svegli e presenti. Essere centrati in se stessi e al tempo stesso attenti alla realtà in cui si è immersi.

Che miglioramenti si ottengono praticando Yoga?

Bisogna essere cauti quando parliamo di auto miglioramento: spesso dietro l’idea di cambiare o migliorarsi c’è una scarsa stima di sé. Proiettiamo un’immagine ideale di come vorremmo essere (di solito belli, sani, saggi, calmi, sicuri) e iniziamo a dichiarare guerra a come siamo ora. È un conflitto, e come tale è fonte di grande sofferenza. Lo Yoga, per come lo intendo io, è invece un aprirsi innanzitutto a come siamo ora, ed è un lasciare andare ciò che è di troppo, i rami secchi. Lasciando andare torniamo a una condizione naturale, torniamo al corpo, alle sensazioni e al respiro, senza aspettative. Ed è questa la condizione migliore perché il cambiamento accada spontaneamente.

Quali problemi, fisici o mentali, possono essere alleviati o risolti grazie alla pratica dello Yoga?

Come insegnante sono molto cauto nel promettere “guarigioni”. Lo yoga ha sicuramente un effetto terapeutico (i testi antichi già ne parlano), ma troppe aspettative in tal senso rischiano secondo me di illudere e deludere chi pratica. Lo Yoga è molto di più di una pratica per alleviare il mal di schiena. Lo Yoga, almeno come era concepito nell’antichità, aveva in mente una terapia e una guarigione molto più radicali, un superamento della sofferenza e del disagio legati alla condizione umana ordinaria. Oggi, nella società occidentale, lo yoga è legato al “benessere” e al “fitness” ed è diventato in qualche modo un bene di consumo, e qualcosa di quel messaggio radicale è forse andato perduto. Ciò detto, una buona pratica di Yoga aiuta sicuramente a risolvere tantissimi problemi, dai difetti posturali ai problemi respiratori, dai disturbi del sonno a quelli dell’umore. Ma le finalità profonde secondo me sono ben altre.

Che consiglio daresti a chi vuole avvicinarsi per la prima volta allo Yoga?

Evitare di praticarlo da soli. Lo Yoga si apprende nella relazione con un insegnante e con una tradizione: non basta un libro o un DVD. Una volta fatto il primo passo, seguite le prime lezioni, occorre chiedersi se lo stile che abbiamo scelto si adatta davvero a noi. Potrebbe essere necessario provare più di una tradizione, fin quando non sentiamo di essere a nostro agio con ciò che facciamo. Una piccola dose di disagio è naturale nella pratica, ma se lo Yoga che facciamo ci stanca, ci fa sentire fuori centro, inadeguati, crea competizione, ansia o tensione eccessiva, dobbiamo sentirci liberi di metterlo in discussione. La cosa da tenere presente prima di ogni altra è cosa sentiamo. Nessuna singola tradizione dello yoga è “lo Yoga”, perché lo Yoga è ed è sempre stato tante cose diverse.

Qual è un esercizio dello Yoga che consiglieresti a chiunque di svolgere almeno una volta al giorno?

Seduti (anche una sedia va benissimo) con la schiena dritta, osservare semplicemente il respiro. Il respiro è il nostro centro, è la nostra vitalità fondamentale. Osservarlo ci porta in contatto con noi stessi a un livello diverso, che non è quello del pensiero concettuale compulsivo, ma del sentire. Lo Yoga parte da qui, dal corpo che respira.

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