Tisana, decotto, infuso, macerato e cataplasma: le differenze
Conosciamo le differenze tra le varie preparazioni per capire come e quando utilizzarle per il nostro benessere. Decotto, infuso e macerato sono diversi tipi di tisane, mentre il cataplasma è una medicazione topica.

Tisana, infuso, decotto, macerato o cataplasma? Prima di scegliere il rimedio giusto per il proprio benessere è il caso di conoscere le differenze tra l’uno e l’altro, che dipendono ad esempio dalle fasi della preparazione, dagli elementi utilizzati, come radici, foglie, frutti, e dal metodo estrattivo cui si ricorre.

  • TISANA
    Partiamo dalla tisana, termine che deriva dal latino “tisana” forma popolare dal greco tisane che indicava l’orzo macinato, trito, che veniva somministrato dai Greci alle persone malate. La tisana consiste in un’estrazione acquosa dei principi attivi racchiusi nelle piante utilizzate, scelte per le loro proprietà terapeutiche. Per questo, a seconda delle piante che vengono messe nella tisana e dell’interazione tra i loro diversi componenti, la bevanda può avere
  • proprietà digestive
  • depurative
  • lassative
  • sedative
  • diuretiche
  • carminative e tante altre
  • La tisana si può preparare con una o più piante, generalmente non più di 6 o 7: in erboristeria, a seconda della necessità, potrete farvi preparare delle miscele ad hoc. Nelle tisane composte da più piante è presente il “remedium cardinale”, cioè il rimedio di base, che sarebbe l’erba dominante, con principi specifici per la terapia in questione. C’è poi l’adiuvans, l’adiuvante, una o più erbe che sono in grado di sinergizzare l’azione di quella principale e ne favoriscono l’assorbimento da parte dell’organismo. Infine il costituens (complemento) che conferisce un aspetto gradevole, e il corrige (correttore), che migliora le caratteristiche organolettiche della tisana, rendendola gradevole per sapore e consistenza.
    Per preparare una tisana è importante per prima cosa tritare e sminuzzare finemente le erbe essiccate che si vogliono utilizzare (in alternativa, se ne trovano di pronte in erboristeria dove l’erborista sarà in grado di dosare con esperienza le varie erbe a seconda dell’utilizzo). Più l’erba è tagliata finemente, migliore è l’estrazione; tuttavia fate attenzione poiché spesso polveri troppo sottili diventano difficili da filtrare. Per tritare le erbe è preferibile utilizzare un mortaio, in pietra o in marmo, ed evitare di metterle in contatto con parti metalliche o lame poiché potrebbero alterarne i componenti. Le erbe vanno poi mescolate insieme per ottenere un miscela omogenea, da conservare nella credenza, al riparo dalla luce, all’interno di barattoli di vetro con chiusura ermetica.

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  • LA MIGLIORE TECNICA PER FARE UNA TISANA
    Per ottenere una tisana, il solvente utilizzato è l’acqua e generalmente il metodo è quello dell’infusione, similmente a quanto accade per il tè: si fa bollire l’acqua per poi versarla in una tazza con le erbe asciutte. Si lascia in infusione per un tempo che può andare dai 5 ai 15 minuti, poi si filtra e si beve. È preferibile berla calda, tuttavia se avete esigenza di berla in un altro momento della giornata, conservatela al fresco e per non più di un giorno. Per dolcificare le tisane, meglio evitare lo zucchero e preferire invece un cucchiaino di miele biologico.
    Generalmente, per utilizzarla con scopo terapeutico preciso ed avere degli effetti visibili, la tisana andrebbe assunta per circa 3 settimane consecutive. Dopo una pausa di una settimana, andrebbe ripetuto un altro ciclo di 3 settimane. Di tazze se ne consigliano 2 al giorno, con 5 grammi per tazza (1 cucchiaino).
    Le tisane sono destinate principalmente ad uso interno, cioè ad essere bevute, tuttavia in alcuni casi possono essere un ottimo rimedio anche esterno per bagni, impacchi e pediluvi.

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  • I DIVERSI TIPI DI TISANA: INFUSO, DECOTTO E MACERATO
    A dire la verità, con il termine tisana si indicano più bevande, che si distinguono a seconda del metodo di estrazione (infusione, macerazione, decozione) e degli elementi della pianta che vengono utilizzati (radice, foglie, corteccia, frutto, fiore, semi). Distinguiamo quindi diversi tipi di tisane, che rientrano comunque nella categoria degli idroliti, cioè viene usata per estrarre i principi attivi: infuso, macerato e decotto.

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  • INFUSO
    Nel caso dell’infuso, come già accennato, l’acqua viene versata bollente sulla dose di erbe prescritta e si aspettano dai 5 ai 15 minuti, magari mettendo un coperchio sulla tazza o sul recipiente, prima di filtrare e bere. L’infuso è l’ideale per le parti tenere della pianta come fiori e foglie.

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  • MACERATO
    Il macerato invece, adatto per semi e droghe mucillaginose, è fatto a freddo: si versa l’acqua fredda sulle erbe e si lascia macerare per alcune ore a temperatura ambiente. Il tempo di macerazione può arrivare anche a settimane. Bisogna filtrare il macerato per eliminare i residui e poi consumarlo rapidamente poiché, non essendo riscaldato, il composto ha in partenza una elevata carica batterica.

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  • DECOTTO
    Arrivando al decotto, si tratta dunque anche in questo caso di una tisana che si ottiene tramite decozione e che serve per estrarre i principi attivi o gli aromi delle parti più dure delle piante officinali come semi, corteccia, legno o radici, soprattutto se ricche di tannini. La quantità di erba consigliata deve essere messa in acqua fredda in un pentolino, che successivamente viene posto sul fuoco. L’acqua viene portata ad ebollizione e a quel punto si lascia bollire per altri 5-10 minuti, ma si può arrivare fino a 30 minuti per tagli più difficili da estrarre. Una volta spento il fuoco, si lascia riposare ancora una decina di minuti, poi si filtra e si beve.

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  • CATAPLASMA
    Il cataplasma invece, diversamente dalle tisane, è un mezzo curativo che consiste in una pasta composta di sostanze vegetali oleose, amilacee o mucillaginose che viene raccolta in delle garza o in un panno sottile. Dal verbo greco “kataplasso” che significa “spalmare”, il cataplasma è una medicazione topica in quanto le garze o il panno con dentro la poltiglia devono essere applicati, ancora caldi, sulla parte malata del corpo, a scopo sedativo, revulsivo, emolliente o altro. Largamente utilizzati in antichità, ancora oggi aiutano ad alleviare irritazioni, tosse catarrosa, dolori vari. L’efficacia è relazionata al calore, all’umidità e ovviamente alle sostanze usate nella preparazione. Generalmente si utilizzano farine vegetali (lino o patate) che vengono stemperate in acqua calda. Per preparare un cataplasma emolliente a base di semi di lino, disperdete 60 grammi di farina di semi di lino in 250 ml di acqua depurata e fate cuocere fino ad ottenere una mucillagine viscosa. Mettete il cataplasma così ottenuto in un telo e applicatelo il più caldo possibile sul petto, coprendo con un panno per mantenere il calore. Il cataplasma è una delle “preparazioni galeniche” (in onore di Galeno, un medico dell’antichità) che vengono somministrate inizialmente in dosi ridotte per accertare che il paziente accetti la cura senza controindicazioni che potrebbero essere dovute a ipersensibilità o reazioni allergiche.

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