Stanchezza del terreno : dal sovescio alla rotazione
Una guida ragionata per conoscere le cause ed i rimedi contro la sindrome della stanchezza del terreno. Scopriamo come affrontarla con il sovescio, la rotazione delle colture e la letamazione.

La stanchezza del terreno compare quando alcune specie agrarie, coltivate nello stesso appezzamento per un certo numero di cicli, soffrono di un rapido e apparentemente immotivato tracollo delle rese. La causa è da attribuire all’incapacità del terreno di consentire il normale sviluppo delle radici e quindi della coltura stessa. Gli unici strumenti a disposizione dell’agricoltura sostenibile sono la rotazione colturale e l’apporto di sostanza organica.

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CAUSE DELLA STANCHEZZA DEL TERRENO

Cenni sul fenomeno della stanchezza del terreno sono reperibili fin dall’antichità. Nella letteratura georgica latina, autori come Virgilio e Columella suggerivano già il riposo dei terreni e gli avvicendamenti discontinui. Oggi, nonostante il fenomeno non sia completamente spiegato si ritiene che le cause siano da attribuire:

1) ai cicli colturali intensivi che ostacolano il ripristino della concentrazione di sostanza organica nei suoli;

2) alla perdita di fertilità del terreno, originata dal deterioramento delle condizioni fisiche del suolo che causano l’inibizione dell’attività dei microrganismi utili e l’impossibilità di eliminare le sostanze tossiche emesse dalle radici;

3) alla diffusione dei parassiti specifici, animali e vegetali, che si propagano attraverso il suolo;

4) ad una diminuzione dei principi nutritivi assimilabili dal terreno, fenomeno questo da mettere in relazione con l’affinità chimica e con l’uniformità dei caratteri morfologici e biologici delle piante appartenenti alla stessa specie, che comportano un vero e proprio esaurimento del terreno.

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LE COLTIVAZIONI SENSIBILI

Vi sono coltivazioni che risultano più tolleranti alla stanchezza del terreno ed altre che sono più sensibili. Tra le prime bisogna citare: cereali, frumento, patata, canapa e leguminose minori, come il lupino; tra le seconde, bisogna ricordare le leguminose da foraggio, pisello, fava, bietola, peperone, trifoglio, erba medica, orticole, floricole e arboree quali pesco, melo e ciliegio.

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LA ROTAZIONE COLTURALE

La rotazione colturale contribuisce a ripristinare la giusta biodiversità del nostro giardino, attraverso l’avvicendamento di coltivazioni con esigenze nutritive e caratteri botanici diversi. Questa tecnica agricola, unitamente al riposo del terreno, contrasta il fenomeno della stanchezza del terreno.

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IL SOVESCIO CON BIOFUMIGAZIONE

Questa tecnica consente di disinfestare il suolo attraverso il sovescio di colture capaci di attivare sostanze in grado di contrastare quei parassiti animali e vegetali (specialmente nematodi) che provocano la stanchezza nel terreno. Tra le colture con notevole potere biocida bisogna ricordare quelle appartenenti alla famiglia delle Crucifere, quali il rafano, la senape bianca, la facelia e la colza e quelle appartenenti alla famiglia delle Leguminose, come il favino nero, il pisello e il trifoglio. Queste varietà sono tutte seminabili in autunno e si trovano in commercio anche sotto forma di miscele.

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L’ADDIZIONE DI COMPOST

L’utilizzo di compost è una soluzione tra le più economiche ed efficaci contro la stanchezza del terreno. I materiali di scarto del giardino, possibilmente mescolati tra loro, arricchiscono il terreno di sostanza organica indispensabile per un armonico sviluppo delle nostre coltivazioni. L’autunno, inoltre, è un ottimo periodo per effettuare il compost, da utilizzare in ragione di 3 Kg per mq.

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ALTRI RIMEDI

La coltivazione di piante innestate (spesso di scarso valore qualitativo), l’apporto di terreno nuovo nelle buche di impianto e l’impiego di microrganismi antagonisti sono pratiche che solo raramente danno risultati positivi. L’apporto di sostanza organica tramite la letamazione, invece, è una tecnica molto utile perché arricchisce il suolo, aumentandone la fertilità e migliorandone l’attività biologica. Lo stallatico come rimedio alla stanchezza del terreno si utilizza in ragione di 3-5 kg per mq.

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