La Poltiglia Bordolese nell’orto biologico (le guide)
La vera ricetta della Poltiglia bordolese: rame, calce e acqua. Una ricetta biologica, semplice e antica contro le crittogame. Con un appendice anche sulla Poltiglia Borgognona e sulla Poltiglia Menozzi

La Poltiglia Bordolese  non può mancare nell’orto biologico. Le poltiglie rameiche sono preparazioni estemporanee a base di solfato di rame che hanno rappresentato il primo importante gruppo di fungicidi ad azione soprattutto antiperonosporica. Il solfato di rame è un sale solubile in acqua che viene neutralizzato con idrato di calcio (calce) per potenziarne la persistenza e soprattutto per evitare che l’azione acida che lo caratterizza possa danneggiare le colture trattate. Tra tutti i composti cuprici fungitossici la Poltiglia Bordolese è l’unico ad avere ancora larghi consensi su vasta scala.

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PROPRIETÀ DELLA POLTIGLIA BORDOLESE

Le proprietà fungicide della Poltiglia Bordolese sono dovute ai meccanismi innescati dal rame che attivano un’azione protettiva di copertura per contatto fogliare, piuttosto persistente. In particolare, le spore fungine assorbono il rame presente nell’ambiente esterno e lo concentrano talmente tanto da renderlo tossico.

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APPLICAZIONI

La Poltiglia Bordolese è ammessa in agricoltura biologica e si utilizza efficacemente contro: la peronospora della vite, la bolla e il corineo delle drupacee (autunno-inverno), la fumaggine, l’occhio di pavone e la lebbra dell’ulivo (due trattamenti: uno in primavera e uno verso settembre – ottobre), i cancri rameali e la ticchiolatura delle pomacee (per trattamenti precoci di prefioritura e per quelli autunnali) e contro il mal secco, le fumaggini e l‘allupatura degli agrumi (2-4 interventi in autunno-inverno), la vaiolatura della fragola e per le batteriosi delle orticole, delle floricole e delle coltivazioni arboree.

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PREPARAZIONE

Uno dei metodi per preparare 100 litri di Poltiglia Bordolese all’1% (neutra o leggermente alcalina) prevede che si sciolga 1 kg di solfato di rame in 20 litri di acqua, quando la soluzione è pronta si sciolgono gr 500 di ossido di calcio (calce viva) o gr. 600 di idrato di calcio (calce spenta) in lt 80 di acqua. Si agita bene e si versano molto lentamente lt 20 di soluzione rameica negli 80 di sospensione calcica. La Poltiglia Bordolese, che si presenterà di un bella tonalità di colore tra l’azzurro e il turchese, si impiega il giorno stesso della preparazione per non inficiarne il potere fungicida.

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AVVERTENZE

Le cautele nella preparazione domestica della Poltiglia Bordolese sono tante: per avere un amalgama ottimale dei componenti, e quindi una maggiore finezza di struttura e un’intensa copertura e adesività con conseguente maggiore persistenza, bisognerà versare lentamente la soluzione di solfato di rame nella sospensione di calce, che durante queste operazioni va tenuta sempre in agitazione. Durante la preparazione bisognerebbe, inoltre, controllare la reazione della poltiglia con una cartina al tornasole (che diventa rossa in soluzione acida e azzurra in soluzione alcalina). Infine, ricordate che per ottenere una Poltiglia Bordolese pregiata è necessario usare acqua fredda, ciononostante, per sciogliere rapidamente il solfato di rame potete utilizzare l’acqua calda, avendo cura però che la soluzione si raffreddi bene prima di miscelarla con la calce.

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EFFICACIA DELLA POLTIGLIA BORDOLESE

L’efficacia della Poltiglia Bordolese dipende soprattutto dai rapporti tra idrato e solfato, per questa ragione le poltiglie acide sono caratterizzate da un’azione pronta ma poco persistente, al contrario delle poltiglie alcaline. Al fine di evitare disagi ed eventuali errori di dosaggio e preparazione, è bene utilizzare le Poltiglie Bordolesi di produzione industriale, essiccate, già pronte all’uso e di facile e rapido utilizzo.

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DOSI E PRECAUZIONI D’USO

La Poltiglia Bordolese con dosi al 13% di rame si impiega in ragione di Kg 1-1,2/hl nei trattamenti di primavera-estate e in ragione di Kg 2-3/hl nei trattamenti autunno-invernali. Bisogna fare molta attenzione alle poltiglie acide che possono provocare ustioni tanto più gravi quanto più basso è il ph, non dimenticate di maneggiare con cautela la Poltiglia Bordolese che può causare danni da avvelenamento diretto e utilizzate sempre adeguati dispositivi di sicurezza personale, come guanti e mascherine.

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TOSSICITÀ DELLA POLTIGLIA BORDOLESE SULL’AMBIENTE E SULLE COLTIVAZIONI

La Poltiglia Bordolese non deve essere utilizzata per interventi durante la fioritura, perchè può essere fitotossica se distribuita in piena vegetazione su molte coltivazioni come susino, pesco, melo e cultivar cuprosensibili, ha tempi di sicurezza di 20 giorni, è irritante ed è pericolosa per l’ambiente. Fenomeni di fitotossicità si evidenziano sugli organi verdi delle piante e più facilmente sui fiori; quando la poltiglia non è bene neutralizzata, inoltre, la sua nocività è maggiore se la reazione è troppo acida o troppo alcalina: nel primo caso il rame risulta tossico per i tessuti; nel secondo, invece, i materiali alcalini intaccano la cuticola e aprono la via alla penetrazione del tossicante. Ad ogni modo, la tossicità della Poltiglia Bordolese si esplica soprattutto attraverso un riduzione dell’attività fotosintetica e conseguente rallentamento dello sviluppo vegetativo.

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L’INFLUENZA DEL CLIMA SULLA DANNOSITÀ DELLA POLTIGLIA BORDOLESE

La Poltiglia Bordolese è più dannosa quando la stagione è umida perché il rame, grazie ad un periodo di maggiore solubilizzazione, ha più probabilità di penetrare nelle cellule interne in quantità tali da risultare caustico. Ma anche un clima eccessivamente caldo e asciutto può risultare nocivo perché viene esaltata l’influenza negativa che i depositi, soprattutto del componente calce, hanno sulla traspirazione stomatica.

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CURIOSITÀ

La Comunittà Euopea ha stabilito un quantitativo di rame massimo annuo per ettaro pari a 6 Kg ma la sfida comunitaria è eliminare o ridurre i possibili effetti negativi di prodotti fitosanitari contenenti rame, le cui concentrazioni tossiche nei terreni agricoli sono a livelli preoccupanti. Da qui la nascita del progetto Altr.RameinBio, finanziato dal MiPAAF e coordinato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economa agraria in collaborazione, tra gli altri, con l’Università di Viterbo e la Fondazione Mach di San Michele all’Adige per offrire nuove strategie al fine di eliminare il rame in agricoltura o limitarne l’uso. La comunità scientifica è quindi chiamata a offrire delle risposte al termine del progetto, previsto per giugno 2017, i cui risultati saranno di supporto alla politica agricola comunitaria e nazionale.

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CENNI STORICI

La scoperta delle proprietà fungitossiche della Poltiglia Bordolese risale al XIX secolo grazie al botanico e fitopatologo Pierre Marie Alexis Millardet. Millardet, dopo gli studi compiuti col collega Jules Émile Planchon sulla resistenza delle viti americane alla fillossera, negli anni in cui questa distruggeva tutto il patrimonio viticolo europeo, si trovò difronte ad una nuova piaga: la peronospora, un fungo proveniente dal nuovo mondo. Per attuare quella dolorosa ricostruzione viticola post fillosserica, infatti, si iniziò ad importare portainnesti dall’America che però introdussero anche un nuovo fungo, la peronospora appunto. La fillossera prima e la peronospora poi avevano messo in ginocchio la florida economia vitivinicola francese e in particolare l’area di Bordeaux, rinomata per i suoi vini, al punto che nel 1855 l’Imperatore Napoleone III ne disciplinò i crus (Crus Classée) in cinque categorie (classificazione ancora vigente e alla quale si sono ispirate tutte le successive regolamentazioni sulle denominazioni di origine). Il Medòc, quindi, era una regione universalmente conosciuta per l’eccellenza dei suoi vini, grazie anche allo sbocco nell’Oceano Atlantico attraverso la Gironda, che consentiva per l’epoca una snella commercializzazione all’estero. A partire dal 1882 Millardet, titolare della cattedra di Botanica di Bordeaux iniziò, quindi, a sperimentare per la prima volta la Poltiglia Bordolese che dalla celebre area vitivinicola prese il nome e la cui combinazione chimica si ispirava ad un composto a base di solfato di rame, calce e acqua già in uso da secoli tra i coltivatori del Medòc, che lo spruzzavano per rendere meno appetibili le uve e scoraggiarne conseguentemente i furti.

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CENNI STORICI SULLE ALTRE POLTIGLIE RAMEICHE IN DISUSO

Per ragioni storiche è bene ricordare le altre poltiglie rameiche che raramente e solo localmente rivestono ancora importanza. La Poltiglia Borgognona, che si prepara facendo reagire solfato di rame con carbonato sodico, fu suggerita intorno al 1887 ai viticoltori della Borgogna e nel 1891 fu modificata da Johnson che originò l’omonima miscela, facendo reagire carbonato di ammonio anziché di sodio. Rispetto alla bordolese questo preparato è molto fitotossico, più omogeneo ma meno adesivo e quindi meno persistente. La Poltiglia Cavazza, che si prepara aggiungendo all’acqua di calce 700 gr di solfato di rame idrato, evita gli inconvenienti dovuti alle eventuali impurità presenti nella calce, lasciando depositi meno evidenti sulle piante trattate. La Poltiglia Menozzi, infine, si basa sul principio che l’aggiunta di solfato ferroso, migliorando le caratteristiche della bordolese, permette un dosaggio ridotto di solfato di rame.

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