Inquinamento da combustione, che cos’è e come porvi rimedio
L’inquinamento da combustione è uno dei più pericolosi: molti composti chimici rimangono nell’aria e si biodegradano in moltissimi anni. Leggiamo per scoprirne di più

Lo studio di bioarchitettura iarkhi ci spiega la composizione di alcuni composti chimici frutto della combustione: come fare per diminuirli? Che cosa sono e soprattutto da dove vengono? Andiamo a capirne di più

Alcuni composti chimici che si propagano in aria, acqua e nel terreno, non sono degradabili e permangono nell’ambiente per lungo tempo.
Policlorodibenzodiossine (PCDD), Policlorodibenzofurani (PCDF), Policlorobifenili (PCB), Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Polibromodifenileteri (PBDE) che sono altamente tossici sempre.
Queste sostanze sono provocate dalla combustione a temperature elevate nelle industrie, ma anche da quella domestica. Possono essere causate da processi indesiderati o appositi. Le diossine sono prodotte da alcune reazioni nel bruciare sostanze industriali, anche ad esposizioni molto basse, sono persistenti a causa della loro liposulibilità, cioè la capacità di sciogliersi ed essere assorbite dai grassi.

Queste sono emesse nell’aria anche da incendi naturali (boschivi, eruzioni vulcaniche), da impianti di riscaldamento domestico a legna, soprattutto se usiamo un legno trattato o se bruciamo riviste, plastiche e residui alimentari. Il fumo da tabacco rappresenta fonte di inquinamento.
I PCB sono molti ed alcuni di essi sono analoghi alle diossine, sono liquidi o solidi o oleosi, altri volatili ed allo stato di vapore, sono versati nel suolo e nelle acque.

Per diminuire l’ inquinamento di queste sostanze ci vogliono molti anni, da un minimo di 10 ad un massimo di 100. La combustione non completa sprigiona IPA, quindi il traffico stradale che sprigiona benzolo e pirene (cancerogeno), i vapori liberati dal catrame e l’asfalto delle strade, dalle industrie della carta, chimiche, che producono plastiche e metalli freddi, ma anche dalle eruzioni vulcaniche, l’esposizione degli alimenti all’affumicazione o essiccazione, la cottura alla brace.
I PCDD-DF e PCB contaminano tramite i cibi a sua volta contaminati, se gli animali mangiano erba contaminata, o mangimi (questa è la causa del 90% dei casi) e si depositano nei grassi. I pesci risultano più inquinati delle acque e l’uomo è l’animale più contaminato della terra.

Negli ultimi anni l’inquinamento si è ridotto notevolmente con la diminuzione degli incendi agricoli all’aperto, con i convertitori catalitici negli autoveicoli, con il calo dell’uso del legno per il riscaldamento, un miglioramento nella tecnologia della combustione industriale e nel controllo dei fumi. L’ ARPAT segue queste attività, perché la normativa nazionale prevede valori limiti nei suoli soggetti a bonifica, mentre non li prevede per l’aria.
Combattiamo per diminuire ancora l’inquinamento e per un futuro migliore!

Articolo a cura di iarkhi – Studio di Bioarchitettura di Bagnoli e Fantoni
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