Il fascino irresistibile delle succulente e delle carnivore

Ha un volto che, se non suonasse strano definirlo tale in questo scorcio di terzo millennio, potrebbe essere quello di un artigiano in un affollato affresco medioevale. Ha 32 anni, il titolo di studio di agrotecnico, modi gentili, un?origine aretina (vive a Castel Focognano, tra le colline del Casentino), e una passione smisurata per le piante succulente e, soprattutto, per quelle carnivore. Si chiama Vincenzo Castellaneta; al suo vivaio, dove quasi tutto nasce da seme, ha dato il nome ?Un angolo di deserto? non perché sia brullo, ma perché tutto è cominciato dal fascino scultoreo delle piante succulente e dai vasi artistici in terracotta che per loro ha inventato.UN ANGOLO DI DESERTO di Vincenzo CastellanetaHa un volto che, se non suonasse strano definirlo tale in questo scorcio di terzo millennio, potrebbe essere quello di un artigiano in un affollato affresco medioevale. Ha 32 anni, il titolo di studio di agrotecnico, modi gentili, un’origine aretina (vive a  Castel Focognano, tra le colline del Casentino), e una passione smisurata per le piante succulente e, soprattutto, per quelle carnivore. Si chiama Vincenzo Castellaneta; al suo vivaio, dove quasi tutto nasce da seme, ha dato il nome “Un angolo di deserto” non perché sia brullo, ma perché tutto è cominciato dal fascino scultoreo delle piante succulente e dai vasi artistici in terracotta che per loro ha inventato.

 Dice che al momento è un piccolo vivaio con due serre e poco spazio fuori, lasciando intendere che non ha alcuna intenzione di fermare a questo capitolo la storia di una passione diventata una dozzina di anni fa un lavoro a tempo pieno. Forse quell’aria medioevale è rafforzata dall’abbigliamento, dalla barbetta rada, dallo sguardo vispo. E dalla frequentazione delle carnivore, piante bellissime, ma inquietanti che sanno di magia e credenze popolari d’altri tempi. Invece è tutto vero, si chiamano carnivore perché hanno inventato mille espedienti per catturare e digerire insetti e altre minime creature animali che garantiscono alla loro vita le sostanze necessarie che il terreno non fornisce, come invece succede per le altre piante. Hanno foglie con un sorso di soave nettare sul fondo, e lo sprovveduto insetto muore ebbro di quella dolcezza fatale; foglie cilindriche con il coperchio aperto e zac!, non appena un malcapitato moscerino si infila dentro a curiosare, il coperchio si chiude e si riaprirà solo a digestione avvenuta.

 Oppure sono foglie appiccicose e pelosissime: basta che una zanzara decida di planarci sopra un attimo per riposare che non riesce più a rialzarsi in volo, mentre la pianta pregusta il pranzetto proteico… Vincenzo racconta le carnivore con meno colore e con molta competenza scientifica perché, per quanto strane e curiose, sono innanzi tutto straordinarie interpreti dell’ingegno della natura. Coltiva centinaia di specie, sottospecie e varietà, anche rare e da collezionismo botanico e di ognuna fa notare le idiosincrasie e l’arrendevolezza a comportarsi come piante rustiche nei nostri giardini. Per primo infatti le ha considerate a tutti gli effetti creature da giardino, e non curiosità da  appartamento. Sicché ora che arriva la primavera è in fermento: i suoi clienti sanno che aprile è il momento migliore per visitare il vivaio e per fare gli ordini per corrispondenza e che, messe a dimora in certi angolini freschi, sempre un  po’ umidi e quasi sempre acidi, le carnivore si accomoderanno con piacere in piena terra e, prima dell’arrivo della cattiva stagione, avranno consolidato abbastanza la loro presenza da poter subire anche il gelo. Con la sua faccia uscita da un affresco antico Vincenzo Castellaneta racconta storie di piante carnivore del Sudafrica, del Canada, del Messico e dell’Alabama come se fossero vallate prossima alla sua, tanto le ha interiorizzate nei suoi paesaggi interiori.


UN ANGOLO DI DESERTO
di Vincenzo Castellaneta, Loc. Rapille 14/b CastelFocognano (AR) Tel. 0575-591932 –  cell. 334-1382842
www.piantegrassevasi.com – email: [email protected]

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