Il cibo in posa. Ciack si gira!

In principio furono scorze di limoneCiak si gira. All’Accademia di Belle Arti di Bologna in via Belle Arti nr.54, fino al 1 novembre prossimo va in scena Il cibo in posa. Diciannove dipinti realizzati in Emilia fra Sei e Settecento dove protagonisti sono i molteplici aspetti, forme, colori, sapori, profumi di Madre natura. E i primi piani sono tutti per loro: cavoli esibiti come boccioli in fiore, verze con le foglie dalle tipiche coste callose, ciuffi di carote, agrumi tagliati a metà con la scorza ancora fresca.

E ancora: zucche, cipolle, uve, ciliegie, limoni e mele appena colte dall’albero che con tutte le loro asperità albergano in cestine di vimini di caravaggesca memoria a far da compagnia a taglieri di carne, salumi, selvaggina ancora tiepida di vita, pesci e vasellame in peltro, il tutto disposto in mense disadorne. Oggetti più veri del vero, radicati nell’essenzialità del vivere quotidiano – come spiega Eleonora Frattarolo, docente di Storia dell’arte contemporanea all’Accademia bolognese e curatrice della mostra – “testimonianze vive delle tradizioni di una regione molto legata alla specificità delle sue coltivazioni all’interno di una secolare cultura materiale”. “Siamo di fronte ad un mondo brulicante di vita e sensualità – conclude la professoressa Frattarolo – espressione di un genere artistico quello della natura morta, straordinario, ricco di impulsi e infinite potenzialità, tanto che è in programma una futura mostra sull’iconografia del cibo in Emilia fino ai tempi d’oggi”.
In principio furono semplice scorze di limone dipinte da Sosos di Pergamo nel II sec.a.C. E prima ancora che la natura morta trovasse la sua piena affermazione nella pittura d’Oltralpe, sarà Giotto a creare un geniale precedente allorché, come narra Vasari, durante il suo discepolato presso Cimabue, dipinse una mosca così perfetta da risultare viva, tanto che il maestro provò a scacciarla dall’affresco per poi accorgersi dello scherzo e del talento del suo allievo.
In mostra, in evidenza, una preziosa tela attribuita a Paolo Antonio Barbieri, fratello del Guercino, due capolavori di Cristoforo Munari, una coppia di dipinti di Candido Vitali e due rutilanti dipinti di Pier Francesco Cittadini.
E per finire le opulente dispense di Felice Boselli, i due encausti di Giuseppe Artioli e gli scenari con uve di Carlo Antonio Crespi e di Francesco Malagoli fino alla affettuosa cesta di pomi del cosidetto “pittore di Rodolfo Lodi”.

La mostra è aperta da martedì a sabato dalle 10,00 alle 18,00. www.accademiabelleartibologna.it – tel.051 4226411.

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