Dalla pizza a Satana: la vera storia del basilico

Vietato pensare che il basilico serva solo per fare il pesto alla genoveseo per decorare la pizza margherita. Il basilico (Ocimum basilicum) è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Lamiaceae ed il nome deriva dal greco βασιλεύς (basileus) “re”, e – in latino – basilicum, “reale”, per la grande rilevanza conferita a questa erba. Altre interpretazioni etimologiche legano il nome al basilisco, una specie di lucertola che si pensava generata da questa pianta.

Originario dell’Asia tropicale, il basilico fu coltivato inizialmente in Iran o in India e giunse attraverso il Medio Oriente in Europa, in Italia e nel sud della Francia. Nel XVII secolo iniziò ad essere coltivato anche in Inghilterra e, con le prime spedizioni migratorie, nelle Americhe. Il basilico era conosciuto fin dall’antichità oltre che per il suo aroma anche per le sue proprietà medicinali, tanto che Plinio il Vecchio lo cita nei suoi testi come pianta dalle capacità afrodisiache. Era considerato una pianta sacra in quanto lo si riteneva capace di guarire le ferite; era quindi un ingrediente, insieme ad altre 16 erbe, dell’acqua vulneraria (vulnus = ferita in latino), usata un tempo per applicazioni esterne. Nelle miniature dei manoscritti del Medioevo, il basilico è il simbolo dell’odio e di Satana. Il folklore ebraico suggerisce che dia forza durante il digiuno. Una leggenda africana sostiene che il basilico protegge contro gli scorpioni. 

Recentemente, con la diffusione dell’erboristeria, sono state riscoperte le proprietà terapeutiche di un suo olio essenziale. Merita di essere citato un delizioso sonetto in romanesco di Aldo Fabrizi sul basilico che sintetizza egregiamente le sue qualità:
A parte che er basilico c’incanta
perché profuma mejo de le rose,
cià certe doti medicamentose
che in tanti mali so’ ‘na mano santa.
Abbasta ‘na tisana de ‘sta pianta
che mar de testa, coliche ventose,
gastriti, digestioni faticose
e malattie de petto le strapianta.
Pe’ via de ‘sti miracoli che ho detto,
io ciò ‘na farmacia sur terrazzioni,
aperta giorno e notte in un vasetto.
Dentro c’è ‘no speziale sempre all’opera,
che nun pretenne modulo e bollino
e nun c’è mai pericolo che sciopera.

Nel linguaggio dei fiori il basilico ha diversi significati. Innanzitutto al basilico da sempre, in Occidente si è attribuito un simbolismo erotico, legato alla proprietà di favorire il concepimento. I suoi rami fioriti messi dentro un vaso in una stanza porterebbero l’armonia e la pace familiare. Ma il basilico ha anche un significato più nefasto: nell’isola di Creta è simbolo di lutto. Questa credenza è legata ai canti popolari e confermata anche dal Boccaccio che racconta nel Decameron la storia di Lisabetta da Messina e della sua pianta di basilico. La storia narra della giovane Lisabetta, nubile, che viveva con i suoi tre ricchi fratelli mercanti per i quali lavorava Lorenzo, un giovane di bell’aspetto. Lorenzo e Lisabetta si innamorarono ma il loro amore era tenuto segreto perché i fratelli di Lisabetta non avrebbero approvato la relazione della sorella con un garzone. Infatti quando i fratelli scoprirono gli amanti uccisero Lorenzo di nascosto. Però una notte Lorenzo apparve in sogno all’amata raccontandole l’accaduto e rivelandole dove fosse sepolto il suo corpo. Lisabetta lo trovò, gli staccò la testa e la mise in un vaso di basilico che annaffiava con le sue lacrime e la pianta cresceva sempre più rigogliosa.

 

In india il basilico è pochissimo utilizzato in cucina e viene coltivato un tipo particolare chiamato Tulsi o Tulasi (che è l’Ocimum sanctum = basilico santo) che vuol dire “incomparabile” del quale gli Indù hanno molto rispetto. E’ considerata infatti una pianta sacra nella quale viene identificata Lakshmi, sposa di Vishnù, dea della bellezza e dell’armonia che viene invocata per proteggere il corpo, ma soprattutto per concedere figli a chi li desidera. Già Antonio Targioni Tozzetti  nel suo Corso di botanica medico-farmaceutica e di materia medica (XIX sec) scriveva che il basilico “è usato alle Indie per mitigare i dolori del parto”. Inoltre, sempre in India,  si crede che apra le porte dei cieli e per questo motivo ad una persona morente si pone una foglia di basilico sul petto e dopo la morte si lava la testa con acqua contenente semi di lino e basilico. E’ molto utilizzato nella medicina ayurvedica come un elisir di lunga vita. 

A proposito del basilico, sono molto simpatiche da leggere queste note cinquecentesche di Giovanvettorio Soderini, nel volume Della Cultura degli orti e giardini: “Non vuole il bassilico esser tocco con ferro, e strappato con le mani rinasce felicemente … vuole essere adacquato con acqua calda, o sivvero all’ora di mezzogiorno, che abbatte tutte le altre erbe per il secco … ha di proprio il bassilico rompere il vento, mollificare lo stomaco, provocar l’orina, e fare alle donne venir copioso latte”.
                                                                                                                                                                                                                                                                  

 

 

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