Cocciniglia e fumaggine: tutti i rimedi naturali
La Cocciniglia e la fumaggine sono dannosi per gli agrumi. Vediamo come affrontare queste malattie con gli imenotteri calcinoidei, l’olio bianco e il sapone di Marsiglia. Inoltre tutti i consigli per la difesa sinergica.

Maggio non è solo il mese della fioritura delle zagare, in questo periodo infatti bisogna fare i conti con la temibile e tenace cocciniglia degli agrumi e la conseguenze fumaggine, che possono colpire molte colture tra cui l’arancio. Fondamentale è la conservazione che impone di evitare temperature troppo basse, meno di 5°, che potrebbero causare danni da infezioni micotiche o da fisiopatie. La produzione agrumicola, piccola o grande che sia, potrebbe però essere colpita da molte altre patologie e in particolare da un temibile insetto fitofago, la Cocciniglia.

cocciniglia
cocciniglia nera sotto la pagina inferiore della foglia

LA COCCINIGLIA DEGLI AGRUMI

Gli agrumi sono molto vulnerabili agli attacchi di numerose specie di Cocciniglia, parassiti appartenenti alla Famiglia dei Diaspididi e all’Ordine degli Omotteri, caratterizzati da dimensioni molto ridotte e dotati di uno scudo protettivo. Le femmine di questi insetti perforano i tessuti della pianta e si nutrono della sua linfa, bloccandone l’accrescimento e indebolendola. La cocciniglia si annida nella pagina inferiore della foglia ma può essere presente anche alla base dei piccioli e sui rami. La cocciniglia predilige climi caldi, prolifera soprattutto a seguito di inverni miti ed è spesso associata alla comparsa della fumaggine.

LA FUMAGGINE

cocciniglia e fumaggine
Fumaggine su foglia e frutto

La fumaggine è un fungo di colore nero che inibisce il passaggio della luce con conseguenti danni alla produzione e si sviluppa in presenza della melata, una sostanza zuccherina prodotta dalle cocciniglie e appetita dalle formiche che instaurano un rapporto simbiotico con queste, proteggendole da eventuali attacchi da parte di altri parassiti.

LA COCCINIGLIA NERA

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La cocciniglia convive con i fiori di zagara ma indebolisce la pianta

La cocciniglia nera (Parlatoria Zizyphus) infesta oltre alle foglie e ai rami anche i frutti. Il follicolo femminile è di forma allungata, di circa 1-2 mm di lunghezza, caratterizzato dall’esuvia larvale nera e carenata. Il follicolo maschile è di colore bianco e presenta la spoglia larvale di colore nero. Le uova si schiudono in primavera.

GLI INSETTI UTILI CONTRO LA COCCINIGLIA

I Coccinellidi Exochomus quadripustulatus e Chilocorus bipustulatus e gli imenotteri calcinoidei (parassitoidi) controllano efficacemente il fitofago. L’ Exochomus quadripustulatus è una coccinella nera con due macchie rosse su ogni elitra che allo stadio larvale ha un’attività predatrice spettacolare. Il Chilocorus bipustulatus è di colore nero o rossastro, lucente, con 3 macchie rossicce su ogni elitra, di cui le prime due fuse in una. Il Chilocorus, come l’Exochomus, deve essere introdotto a partire da aprile-maggio, ma il periodo di massima attività è all’inizio dell’estate. Questi coccinellidi devo essere distribuiti.nelle immediate vicinanze delle prede.

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L’OLIO BIANCO DOSI E APPLICAZIONE

Un altro aiuto nella lotta biologica è dato dall’olio bianco che agisce per asfissia. Nonostante non abbia una lunga persistenza e non sia particolarmente nocivo, per evitare che disturbi gli insetti utili, è preferibile utilizzare quest’olio minerale purificato prima o dopo la fioritura. L’applicazione dell’olio bianco è raccomandato la sera, quando gli insetti impollinatori non sono presenti ed è sconsigliato per le piante sotto stress idrico. Le dosi di impiego sono di 2-3 l/hl in inverno e 1 l/hl in estate. Non è miscelabile con lo zolfo e risulta dannoso per le piante grasse. 

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DOSI E APPLICAZIONI DEL SAPONE DI MARSIGLIA

Lo scudo protettivo di cui abbiamo accennato sopra, difende la cocciniglia da predatori esterni ma anche da prodotti atti a sconfiggerle. Una soluzione a questa resistenza la possiamo trovare nel sapone di Marsiglia che ha il potere di ostruire gli organi respiratori della cocciniglia.  Per avere un buon alleato contro la cocciniglia sarà sufficiente acquistare un vero sapone di Marsiglia, quindi privo di elementi chimici, diluirlo in 1 litro di acqua nelle dosi di 30 cc se liquido o 20 gr se solido oppure aggiungere 90 cl di alcol denaturato a 50 gr di sapone di Marsiglia diluito in 10 cl di acqua. Applicare la soluzione a giorni alterni, nelle ore serali, colpendo direttamente gli insetti. Una valida alternativa a questi preparati è data dall’aggiunta di olio bianco emulsionato o di semplice olio; in questo caso le dosi saranno: 100 gr di olio, 10 gr di Marsiglia e 10 lt di acqua. Un intervento mirato contro la fumaggine è dato dai prodotti a base di rame e zolfo, in dosi di 800-900 ml/hl da utilizzare ogni 7-10 giorni, le dosi si riferiscono a 100 lt di acqua e il preparato deve essere distribuito con apposite pompe. Questi prodotti non sono compatibili con gli oli ed in caso di utilizzo di questi ultimi il preparato deve essere impiegato a distanza di 3 settimane, in assenza di vento e mai nei mesi estivi, poiché la sua fitotossicità si manifesta soprattutto in caso di alberi con gemme già sviluppate o pronte a schiudersi.

PREVENZIONE

Favorire l’arieggiamento della chioma con buone potature è certamente la pratica agronomica più indicata contro la cocciniglia e la fumaggine, così come è bene non eccedere con i concimi azotati. Una buona consociazione è data dal Nasturzio, un fiore ricco di proprietà antibatteriche contro la cocciniglia che piantato intorno agli agrumi può rappresentare un valido aiuto.

CURIOSITA’

Il corpo essiccato e polverizzato della cocciniglia fornisce un colorante alimentare naturale di colore rosso rubino o rosa intenso, a seconda delle quantità impiegate, conosciuto con la sigla E 120, oggi sostituito da coloranti di sintesi, tipo l’E 124. Questo colorante è l’ingrediente di essenziale anche di un infuso e distillato tradizionale toscano, l’Alkermes (dall’arabo al-quirmiz, appunto cocciniglia), utilizzato sia come liquore da dessert che come ingrediente fondamentale nella preparazione di numerosi dolci. Tra questi ricordiamo in primis la zuppa inglese, la cui prima versione scritta si deve a Pellegrino Artusi, che già alla fine dell’800 nel suo celebre “La scienza in cucina”, la citava assieme ad altri dolci quali la gelatina di arancio in gelo, il dolce Torino, il salame inglese e la zuppa tartara, tutti dolci colorati dall’inconfondibile rosso donato da questo liquore a base di cocciniglia. La Cocciniglia è presente anche nei più famosi bitter italiani e viene utilizzata, in misura minore, nella tintura dei tessuti. L’E 120 è un colorante di origine animale, pertanto, non è indicato nelle diete di tipo vegano.

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CARATTERI BOTANICI

L’arancio (Citrus Sinensis Osbeck) è un albero da frutto appartenente alla famiglia delle Rutaceae caratterizzato da rami solitamente provvisti di piccole spine, chioma di forma conica, foglie ovate a margine liscio, frutto provvisto o privo di semi e dotato di 10-14 logge di colore arancio con sfumature rosso-vinoso a seconda della diversa pigmentazione varietale. L’arancio è la specie agrumaria più diffusa in tutto il mondo e in Italia la produzione è concentrata in Sicilia, seguita da Calabria, Campania, Puglia, Basilicata, Abruzzo e Sardegna. Le cultivar si distinguono in base al colore della polpa in bionde (come ad esempio Belladonna, Navel, Ovale Calabrese, Valencia, Dolce) o pigmentate (come ad esempio Moro, Tarocco e i numerosi cloni selezionati di Sanguinello). La maturazione delle cultivar è molto varia, si va dalla Navel che è pronta a fine ottobre al Biondo di Sorrento che finisce la maturazione i primi giorni di agosto.

LA STORIA DEGLI AGRUMI

Le prime fonti storiche sugli agrumi, la cui etimologia della parola viene dal latino acrumen (agro), provengono dalla Cina e risalgono a circa il 2000 a.c., quando gli imperatori imposero come tributo il conferimento di semi e frutti di agrumi e istituzionalizzarono la figura del controllore delle attività agricole di questa antica tipologia arborea. Furono però gli Arabi a sviluppare nuove tecniche d’irrigazione e coltivazione intensiva degli agrumi e a descriverne caratteristiche e proprietà; nel X secolo, durante la loro espansione militare e culturale introdussero questa coltivazione in Africa settentrionale, in Sicilia e in Spagna. Durante il Medioevo l’arancio fu commercializzato dall’Italia nel resto d’Europa. Alla fine del 1400, invece, le arance dolci si diffusero grazie al celebre navigatore portoghese Don Vasco da Gama. Nel Rinascimento gli agrumi iniziarono a impreziosire ville e giardini in tutta la nostra penisola, oltre che ad arricchire carni arrosto e dolci tipici in tutto il Regno delle due Sicilie. Il termine francese orangerie, l’antenata delle moderne serre, indicava un luogo dove riparare gli alberi dalle intemperie nelle zone con climi rigidi. Sempre in Italia si diffusero le tecniche di estrazione degli oli essenziali da utilizzare in profumeria e la preparazione di confetture e medicinali a base di agrumi. Fino a tutto il settecento la Liguria e la Provenza detennero l’accentramento della produzione e del commercio. Nel 1800 questo monopolio passò alla Sicilia, che avendo un clima più adatto e una posizione geografica più strategica diede grande impulso all’esportazione degli agrumi in tutto il mondo.

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