Caffè in capsula, un progetto italiano per dare loro nuova vita
Ad Arezzo debutta un progetto dal volto etico, un corriere che recupererà le confezioni esauste di caffè in capsula per farle tornare a nuova vita

Le inquinanti capsule da caffè diventano una risorsa: ci ha pensato Espressiv, una realtà aretina con l’obiettivo di recuperare questo materiale attraverso un corriere per poi trasformarle in materia prima per creare nuove capsule

Il caffè in capsula avrà una nuova vita: ad Arezzo nasce, infatti, Espressiv, un network di produttori, consumatori e rivenditori con un occhio di riguardo all’ambiente e al consumo etico.
“Espressiv” punta a informare il consumatore sia sulla qualità del caffè che sta acquistando, sia sul recupero delle capsule esauste, affinché esse continuino a ‘stare nella rete’.

Come funziona il progetto Espressiv
Per la prima volta in Italia, un corriere espresso si recherà a domicilio degli iscritti prelevando le parti in plastica, da destinare al riciclaggio. Una volta ordinate, le capsule nuove verranno consegnate a domicilio insieme a una busta codificata con un codice a barre: in questa busta il cliente dovrà inserire le capsule usate che verranno ritirate alla consegna successiva.
Quando le buste con le capsule torneranno in sede, verrà verificato l’avvenuto “riciclo” compiuto dagli iscritti: a quelli che non avranno riconsegnato almeno il 90% delle capsule, non verranno effettuate nuove consegne.
Queste capsule andranno poi smaltite in un centro specializzato: qui saranno frantumate e, attraverso specifici processi, mischiate a una percentuale di materiale vergine, per poi tornare a nuova vita. La polvere di caffè residua nelle capsule viene raccolta e trasformata in compost.
Tra i progetti futuri di Espressiv c’è anche quello di un proprio stabilimento dove poter rigenerare le plastiche delle capsule da caffè.

La necessità di creare un network di questo tipo è emersa dopo il caso di Comuni “virtuosi” sul fronte del riciclo (come Capannori, nel lucchese) dove le capsule non possono essere smaltite né come materiale plastico, né come organico, perché questi si trovano uniti insieme. La plastica, pur essendo biodegradabile, non rientra infatti nei 180 giorni previsti per poter considerare organico il rifiuto. Per questo, Espressiv ha deciso di costituire una rete ponendo una condizione essenziale: per continuare ad essere forniti di caffè, le capsule esauste dovranno essere restituite.

Una questione anche di gusto
L’aspetto qualitativo e anche sano del caffè rimane, poi, una parte importante del progetto, come  spiega Andrea Marcucci, titolare di Espressiv e ideatore del concept insieme a Roberta Banchelli: “Ero stufo di vedere persone diventare allergiche al caffè dopo averne bevuto diverse tazzine in capsula, e volevo fare qualcosa di diverso rispetto alle dinamiche della produzione industriale, che spesso abitua i palati a sapori standardizzati. Il mio obiettivo è far riscoprire al consumatore il gusto vero del caffè, senza modifiche alla composizione della materia prima: in fondo, non si può pretendere che dalla chimica venga fuori tutto”.

Per chi fosse interessato ad aderire come consumatore al progetto etico Espressiv, può telefonare allo 0575 182 0575 o inviare un’email a [email protected]

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