Utero in affitto: quanto costa e dove viene praticato
Un viaggio nella vita delle “nuove mamme” del XXI secolo per spiegare che l’esigenza di denaro e il desiderio di mantenere il proprio fisico non sono le uniche ragioni che spingono sempre più donne a donare o ricercare un utero in affitto

Sebbene i dati sull’ utero in affitto siano alquanto sottostimati e le stime sono pressoché indirette, sarebbero almeno 700 le donne italiane che ogni anno decidono di andare in Ucraina per ricorrere ad una madre surrogata la quale, concedendo il proprio utero in affitto, porterà a termine le loro gravidanze.

UTERO IN AFFITTO COS’E’

Secondo un’indagine condotta da Quotidiano Sanità su 39 centri in 21 Paesi diversi, nel 2011 le coppie che dall’Italia hanno deciso di seguire la procedura all’estero sono state addirittura 4 mila. La fecondazione viene effettuata in vitro con seme e ovuli della coppia richiedente o, se necessario, di donatori e donatrici. L’embrione, poi, viene impiantato nell’utero della portatrice, che partorirà senza essere però riconosciuta come madre. La madre legale sarà solo colei che ha trasmesso i geni, anche se non ha partorito. Sul Gpa, la Gestazione Per Altri, si sta molto discutendo, ma solo ora si inizia a dare voce alle dirette interessate e ciò che scopriamo non é solo bisogno di denaro da un lato e desiderio di rimanere in forma dall’altro.

ESPERIENZE UTERO IN AFFITTO

Sono molte le storie che ci spingono a pensare, non erroneamente, che le donne figlie del mondo industrializzato desiderino un figlio che possono permettersi economicamente ma non fisicamente mentre dall’altro lato che ci siano donne asiatiche e dell’Est con ventri fecondi ma senza possibilità economiche. La parole di Natasha sulla pratica dell’utero in affitto, nel libro di Serena Marchi “Donna, comunque”, sono chiare: «lo sapete tutti che vengo pagata per affittare il mio utero. Diecimila euro a parto, quindici se sono gemelli (lo stipendio medio mensile in Ucraina è 150 euro). Non c’è niente di male nel farlo. Questi soldi servono per comprare una casa più grande in cui possa andare con la mia famiglia, con mio marito e mio figlio, gli unici amori della mia vita. Il mio corpo è fatto per procreare, perché non usarlo per aiutare la mia famiglia a vivere in condizioni migliori e al contempo rendere felice una coppia di genitori?». In alcuni recenti congressi internazionali é stato presentato uno studio che ha dichiarato che a livello globale il 91% delle madri che mettono il proprio utero in affitto lo faccia per offrire il proprio aiuto, anche se spesso per aiutare i propri figli e la propria famiglia, l’8% per il piacere della gravidanza e l’1% per indigenza economica.

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UTERO IN AFFITTO COSTI

Numerose donne si rivolgono a Biotexcom, il più famoso centro per la maternità assistita in Europa, con sede in Ucraina. I viaggi verso l’Est dell’Europa sono infatti numerosi in quanto i costi per un utero in affitto sono molto più bassi rispetto a quelli riscontrabili negli Stati Uniti o in Canada: stando al catalogo fornito dalla Biotexcom, il costo di una maternità surrogata é di 29.000 euro per ogni tentativo, mentre in America si parte da una cifra di 100.000 euro in su. La differenza sostanziale nella scelta tra paesi come l’America o Russia, India e Ucraina é a livello giuridico: il rientro dal Canada o dagli Stati Uniti in Italia dove la maternità surrogata é vietata dalla legge 40 del 2004, come in Francia, Germania, Messico, Svezia, Svizzera, Cina non crea problemi penali, in quanto i bambini hanno cittadinanza e passaporto americani o canadesi e dunque non ci sono problemi di trascrizione dei certificati di nascita. Per ciò che riguarda Russia e Ucraina qui i bambini non hanno nessuna cittadinanza finché non acquisiscono quella italiana con la trascrizione allo stato civile del certificato di nascita ed hanno quindi bisogno di un’autorizzazione del Consolato per uscire dal territorio in cui sono nati. È in questo momento che il consolato segnala alla procura il sospetto che si tratti di utero in affitto, per cui, quando le coppie tornano in Italia sono soggette a procedimento penale per “alterazione di stato di nascita”, reato punibile con la reclusione dai 3 ai 10 anni. Ed é per questo che l’avvocato Susanna Lollini, avvocato del gruppo legale dell’Associazione Famiglie Arcobaleno, sostiene che «parlare di “turismo procreativo significa non aver capito nulla della gravità del problema. Sarebbe più corretto e giusto parlare di “esilio procreativo”, perché del divertimento del turismo non ha proprio nulla».
LA GRAVIDANZA COME UN PIACERE

Molti credono sia solo un’esigenza di denaro che spinge molte donne a mettere il proprio utero in affitto. In realtà non é sempre così, soprattutto per le donne occidentali, considerando anche il fatto che in termini economici ciò che riceve la madre surrogata è molto meno di ciò che si crede. La maggior parte dei soldi sono infatti destinati ad avvocati, spese mediche per il trattamento di riproduzione, spese mediche per la gravidanza, parto o incubatrice ed assicurazioni. I paesi in cui é possibile tale pratica sono Grecia, Gran Bretagna, Nuova Zelanda, Israele, Sud Africa, Australia e le motivazioni che spingono a divenire una madre surrogata sono differenti: un documentario francese, “Paroles de femmes porteuses” (Parole di donne portatrici), ce le svela. Tra le donne intervistate c’é chi adora la gravidanza ma, avendo già figli e non intendendo averne degli altri, decide di portare avanti gravidanze altrui “la gravidanza é molto facile per me, il mio corpo risponde molto bene e io mi sento magicamente perché adoro essere incinta”.

SCIENZA E FEDE

Un’altra donna intervistata, fortemente cattolica, difende la sua scelta di mettere il suo utero in affitto affermando che “il più grande insegnamento della Bibbia sia proprio quello di fare dono di sé agli altri”. Incredula sul fatto che tale pratica potesse essere giustificata dalla Chiesa, questa donna si recò dal suo pastore il quale la rassicurò dicendole che anche Maria fu una gestante per altri poiché portò a termine la gestazione di Gesù, il Figlio di Dio. “C’è un versetto che dice di dare la vita per i propri amici ed io penso che sia proprio quello che sto facendo: so che per una gravidanza per altri corro dei rischi e ci possono essere anche delle complicazioni che potrebbero portare ad una morte di parto, é quindi una scelta responsabile di altruismo” conclude.

SCELTA DI ALTRUISMO

Un’altra donna ancora sostiene che non ci sia sentimento più bello al mondo di quando si aiuta qualcuno a costruire la propria famiglia.
L’Associazione Famiglie Arcobaleno ha incontrato Nancy, un’infermiera americana che per due volte ha messo il suo utero in affitto e ha portato in grembo i figli di una coppia gay italiana: “quando frequentavo la scuola di infermeria, volevo essere sicura che non avrei mai fatto la gestante per qualcun altro solo per essere pagata. Così ho aspettato di finire la scuola e di stare bene economicamente per essere certa di farlo solo per il desiderio di farlo. Questa era un’esperienza che volevo fare nella vita.”

ASPIRANTE MAMMA

In molti credono che le donne che ricorrano ad un utero in affitto lo facciano per evitare alcuni rischi e per non rovinare il proprio corpo: in realtà non sanno che la maggior parte delle cliniche richiede una dettagliata cartella clinica della donna richiedente un utero in affitto. Le potrà infatti essere concessa una madre surrogata solo se non risulti più essere nelle condizioni mediche adatte per poter sostenere una gravidanza, ad esempio per asportazione dell’utero, per essere nata con malformazioni uterine, per l’assunzione di farmaci incompatibili con la gravidanza o per malattie per cui la gravidanza è controindicata. Un noto esempio é quello che vide coinvolta la giornalista statunitense Alex Kuczynski, la quale si rivolse ad un’agenzia che le trovò una madre surrogata, Cathy, insegnante in Pennsylvania. Alex inizialmente era stata etichettata come lo stereotipo di donna in carriera non desiderosa di rovinare il suo corpo con una gravidanza, quando in realtà aveva trascorso cinque anni della sua vita tra tra aborti spontanei e 15 cicli di fecondazione assistita.

ADOZIONI IMPOSSIBILI

Spesso invece le storie di utero in affitto vedono il proprio inizio a causa di rifiuti o lunghe tempistiche riguardo l’adozione di bambini. Questa é la storia, ad esempio, di Sonia Cellini, Presidente dell’Associazione Onlus Arianne contro la lotta all’endometriosi. Tutto iniziò in seguito alla diagnosi di un’endometriosi avanzata a causa del quale Sonia si dovette sottoporre ad un intervento di asportazione dell’utero. Da quel momento non sarebbe mai più potuta diventare madre. Per questo motivo, insieme al marito, decise di adottare un bambino, ma dopo un lungo tempo di attesa e il conseguente rifiuto per l’accesso a tale pratica ha dovuto ricorrere alla maternità surrogata, con ovviamente annessa la donazione di ovuli.

UTERO IN AFFITTO PER UOMINI SINGLE

L’utero in affitto è richiesto anche dagli uomini gay, single o in coppia, ed anche eterosessuali single. Il numero di uomini single che infatti reclama il proprio diritto ad essere padre è sempre più in crescita. Ci sono ovviamente anche alcuni casi limite, come quello recentemente accaduto in Gran Bretagna riguardante un giovane ventiquattrenne omosessuale, il quale ha trovato in sua madre, una donna di 46 anni, colei che avrebbe portato in grembo l’embrione originatosi dal suo seme e dall’ovulo di una donatrice. Dal punto di vista legale i genitori del bambino sono la madre del giovane e suo marito, motivo per cui il processo di affidamento non é automatico in quanto i genitori biologici del bambino, solo dopo la nascita di quest’ultimo, possono fare richiesta di adozione.

DIRITTI E DOVERI

Infine un aspetto importante da tenere in considerazione é la difesa dei diritti dei bambini che vengono alla luce da un utero in affitto. La Corte Europea sui diritti umani in due sentenze, emesse il 26 giugno 2014, ha riconosciuto che uno Stato é autorizzato a vietare la maternità surrogata sul proprio suolo, ma la Corte ha altresì sostenuto che tale divieto non deve essere fatto valere a discapito di bambini legalmente nati all’estero tramite la maternità surrogata. Motivo questo per cui la Corte ha condannato la Francia nel 2014. Così, nel breve termine, tutti gli stati europei, compresi quelli che vietano la maternità surrogata nel proprio territorio devono riconoscere formalmente la filiazione a quei bambini nati mediante la maternità surrogata all’estero, perché altrimenti questo violerebbe il diritto dei bambini all’identità.

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