Slow Food e la “Cucina regionale”

Tutti sanno cosa sono i bucatini all’amatriciana e tutti (o quasi) sono in grado di cucinare un pollo alla cacciatora o di preparare una zuppa inglese. Ma la bazzofia, la selinka, i vincisgrassi, lo stocco a ghiotta, i batsoà, il tafelspitz, i tordi finti, il bustrengo? La conoscenza delle tecniche ma anche della storia di piatti come questi difficilmente valica i confini delle rispettive regioni. Per divulgarla, Slow Food ha chiesto a cuoche e cuochi dei locali segnalati nella guida Osterie d’Italia di spiegare come preparano i capisaldi dei loro menù. Il risultato sono 630 ricette della più schietta tradizione gastronomica di territorio, redatte con precise indicazioni di dosi e tempi, in modo da renderne possibile l’esecuzione anche ai non esperti. Ogni piatto – antipasto, primo, secondo, contorno, dessert – è non solo descritto ma raccontato, con un commento che riferisce ipotesi sulle sue origini, leggende, aneddoti, confronti con altre cucine: una formula caratteristica della collana Ricette di Osterie d’Italia, che con questo volume intende dare una panoramica rappresentativa di tutte le aree gastronomiche del Buon Paese. Per saperne di più: http://store.slowfood.it/store_it/pagine/dettagli.lasso?cod=9788884992260

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