Preraffaelliti: in mostra il fascino della femmes fatales

Ora donne angeliche ora femmes fatales, in bilico fra femminilità sobria e casta e carnalità sensuale, fra seduzioni medievaliste e sfrenato revival rinascimentale. I loro nomi? Lucrezia, Pandora, Beatrice, Nausicaa, Ginevra, Proserpina, Ofelia. Sono le sofisticate eroine dei pittori inglesi d’età vittoriana prese in prestito dalla mitologia e dalla letteratura, mogli, modelle, amanti, capaci di rappresentare sulla tela un oggetto del desiderio trasfigurato. Prima fra tutte quella Jane Burden Morris, moglie di William Morris, modella prediletta e amante dell’amico Dante Gabriele Rossetti che in più di un’occasione l’artista ritrarrà – le labbra carnose, la folta e morbida capigliatura fulva – in una sorta di trance creativa dove si mescolano, come in un sogno, elementi sensuali e spirituali. Sono loro, circondate dalle fragranze avvolgenti di petali di rose e di infinita varietà di fiori variopinti, disposte all’interno di giardini incantati o su verdi prati inglesi (dove la natura è resa con cura lenticolare, dal gambo di un fiore ad un filo d’erba), le protagoniste della mostra Dante Gabriel Rossetti – Edward Burne Jones e il mito dell’Italia nell’Inghilterra vittoriana, curata da Maria Teresa Benedetti, Stefania Frezzotti e Robert Upstone, in programma fino al 12 giugno 2011 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.

Per gli appassionati del “verde” sarà una gioia ammirare quegli straordinari capolavori dove la verità nostalgica della natura fa la parte del leone in primo piano o negli sfondi dei quadri, con dettagli in parte tratti dal mondo shakespeariano, come il salice, l’ortica e le margherite, associate all’amore abbandonato, al dolore e all’innocenza, il papavero, simbolo di morte, o le olmarie appassite, allusive al senso di inutilità
 
In mostra più di cento opere provenienti da collezioni private e da importanti musei internazionali, in primis dalla Tate Gallery di Londra, molte delle quali per la prima volta in Italia a testimonianza del rapporto di fascinazione fra l’arte inglese dell’Ottocento e la cultura artistica italiana. Capolavori di Giotto, Crivelli, Carpaccio, Botticelli, Sebastiano del Piombo, fino a Tiziano, Veronese e Tintoretto sono messi a confronto con opere di Dante Gabriele Rossetti, Edward Burne Jones, William Morris, Frederic Leighton e, per un sottile gioco di specchi, con artisti italiani del XIX^secolo quali Nino Costa, Aristide Sartorio, Gaetano Previati, i quali furono in grado di recuperare la tradizione artistica del Rinascimento come matrice culturale ed ideologica dell’identità italiana in virtù del fascino irresistibile esercitato sulla loro arte dai pittori preraffaelliti.

INFO: Tel.+39 06 32298221 – www.gnam.beniculturali.it


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