Acque reflue: i sistemi di filtraggio naturali con la fitodepurazione

Il consumo sostenibile delle risorse idriche è il primo passo per un cambiamento ecosostenibile. Lo studio di bioarchitettura Iarkhi ci indica modi e tempi per realizzarlo

L’educazione al consumo sostenibile è il primo passo fondamentale da fare, per intraprendere un cambiamento ma le soluzioni sono altre: esistono impianti di riciclo e depurazione delle acque con “tecnologie” naturali, la Fitodepurazione e le Wetland. Esistono ormai da anni sistemi di filtraggio naturale delle acque reflue, basato semplicemente su particolari piante acquatiche; la funzione principale di queste è proprio quella creare il giusto ambiente dove i microrganismi possano filtra le acqua reflue, sia domestiche che agricole e in alcuni casi industriali. Sono processi che si trovano in ambienti naturali umidi.
Esistono ormai da anni sistemi di filtraggio naturale delle acque reflue, basato semplicemente su particolari piante acquaticheLa siccità che sta affliggendo l’Italia da maggio a settembre sta diventando una costante e non un fenomeno isolato. L’educazione al consumo sostenibile è il primo passo fondamentale da fare, per intraprendere un cambiamento ma le soluzioni sono altre: esistono impianti di riciclo e depurazione delle acque con “tecnologie” naturali, la Fitodepurazione e le Wetland.

Esistono ormai da anni sistemi di filtraggio naturale delle acque reflue, basato semplicemente su particolari piante acquatiche; la funzione principale di queste è proprio quella creare il giusto ambiente dove i microrganismi possano filtra le acqua reflue, sia domestiche che agricole e in alcuni casi industriali. Sono processi che si trovano in ambienti naturali umidi.
Questi impianti che sono chiamati Fitodepurazioni vengono classificati fondamentalmente dal sistema utilizzato e di conseguenza dal tipo di piante acquatiche impiegate:
1) a flusso superficiale o libero
2) a flusso sub-superficiale o sommersa
3) a flusso sommerso orizzontale
4) a flusso sommerso verticale

Questi sistemi che possono sia coadiuvare le fosse biologiche o sostituirle completamente, sono delle vasche di decantazione nel quali l’acqua per processi naturali di deflusso, passa attraverso quella che potremmo definire una “vasca artificiale” scavata nel terreno e impermeabilizzata; al suo interno si crea un ecosistema di micro batteri che depurano l’acqua.

In ambito di città e di campagna stanno prendendo molto piede i sistemi sommersi sia verticali che orizzontali, poiché non ci sono parti liquide emergenti ma solo le piante che solitamente sono delle semplici “cannuccie di palude”; questi sistemi a differenza di quanto si possa erroneamente immaginare, avendo il livello dell’acque, al di sotto del terreno, non produce odori sgradevoli o rifiuti che possano affiorare.
L’acqua che fuori esce dopo diverse ore per fenomeni di flusso o percolazione, è depurata; la normativa ci consente di usarla in ambito domestico per tutti gli utilizzi non potabili. Reimpiego in lavatrici, nelle cassette di raccolta dei bagni o per innaffiare orti e giardini.

Quelli superficiali o parzialmente sommersi, vengono impiegati per filtraggi delle acque di fogna; invece di scaricare nei fiumi i reflui, sono immesse acque pulite e non pericolose per la nostra salute o per l’ecosistema. Inoltre l’utilizzo di questa tecnologia naturale potrebbe ridurre e in taluni casi azzera il problema della siccità, consentendoci di utilizzare un’ acqua che oggi consideriamo erroneamente sporca.

Limitare lo spreco di acqua, mentre ci si laviamo i denti o ottimizzare i cicli di lavaggio delle lavatrici e lavastoviglie, potremmo definirlo in termini web 1.0, del risparmio etico dell’acqua; ugualmente potremmo chiamare i sistemi di depurazione naturale dell’acqua, l’evoluzione 2.0, dove si ricicla anche l’acqua…!

Scrivi all’esperto di bioarchitettura
Iarkhi, Studio di Bioarchitettura, dott. arch. Cinzia Bagnoli, dott. arch. Mattia Fantoni. tell/Fax 0571-1721014. web: www.iarkhi.it

L’immagine dell’articolo è tratta dal sito esaesrl