La liquirizia, la radice dolce che viene dall’Asia

Si mangia, si beve e ci si fanno i medicamenti: con la Glycyrrhiza glabra, la gustosa liquirizia, l’erboristeria ha avuto di che sbizzarrirsi. E’ una pianta facilissima da far attecchire per talea e spesso nelle nostre campagne se ne trovano cespuglietti fioriti che passano ai più inosservati.
Dal X secolo dopo Cristo, quando i frati Benedettini la importarono dall’Asia sud – occidentale, la rizha (dal greco radice) glycos (dolce) ha trovato qui terreni fertili per la coltivazione, sopravvivendo però esclusivamente in Calabria.

Si mangia, si beve e ci si fanno i medicamenti: con la Glycyrrhiza glabra, la gustosa liquirizia, l’erboristeria ha avuto di che sbizzarrirsi. E’ una pianta facilissima da far attecchire per talea e spesso nelle nostre campagne se ne trovano cespuglietti fioriti che passano ai più inosservati.

Dal X secolo dopo Cristo, quando i frati Benedettini la importarono dall’Asia sud – occidentale, la rizha (dal greco radice) glycos (dolce) ha trovato qui terreni fertili per la coltivazione, sopravvivendo però esclusivamente in Calabria.

Ci vogliono ben 4 anni per portare a maturazione la pianta che viene nutrita con foraggi consociati come il mais, il loietto e l’avena. Nel mese di dicembre le radici sono pronte per essere raccolte avviandosi così al processo di lavorazione.

Queste vengono così lavate, sfibrate per poi estrarne il succo marrone che verrà solidificato per l’uso finale.

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