Karabà: da Cagliari i gioielli etnici fatti anche da vecchie posate

Sara Orrù ha 37 anni e vive a Cagliari. La sua bottega si chiama Karabà (nome preso in prestito da quello di una strega di una fiaba africana) e crea gioielli in argento ispirati alla cultura nord-africana e asiatica, ma anche alla tradizione orafa sarda.

«A 29 anni studiavo lettere ed ero interessata all’antropologia e all’etnografia, così ho pensato di fare una tesi sui gioielli africani. Sono stata “a bottega” da un orafo che mi ha insegnato a lavorare l’argento e mi ha lasciato libera di cominciare a realizzare le mie prime creazioni, e dopo qualche anno ho aperto il mio laboratorio!».

Sara realizza i gioielli a mano, a partire dalla preparazione di lastre e fili in argento 800‰: «Mi faccio guidare dall’istinto e dalla creatività e gioco con forme geometriche elementari e minimali. I miei modelli sono gli oggetti delle popolazioni nomadi berbere e tuareg, che non riproduco fedelmente ma rappresentano per me un’importante fonte di ispirazione. Utilizzo poche pietre: prediligo quelle dure come il granato, tipico dei gioielli sardi, e altre pietre non preziose ma molto belle».

 

Nella sua bottega si trovano anelli, bracciali, collane e orecchini, sino agli amuleti, «molto richiesti come regalo per neonati e realizzati traendo spunto da “sa sabeggia”, un pendaglio che in Sardegna veniva sistemato nella culla o appuntato alle vesti del bambino. Capita anche che qualcuno mi chieda delle fedi nuziali: comincio a lavorare da un loro disegno e il risultato finale è una coppia di fedi personalizzate. Mi piace l’idea che un oggetto così simbolico possa essere realizzato in un materiale non prezioso quanto l’oro».

La maggior parte dei lavori di Sara sono in argento brunito: fonde il materiale (metallo puro o oggetti d’argento) dentro dei crogioli, facendone una lastra o un filo che poi trasforma in gioielli con un lavoro di seghetto, traforo, granulazione e saldatura.

 

«Sono una commerciante e artigiana atipica. Infatti mi capita a volte di convincere i clienti a non acquistare se mi accorgo che ciò che stanno cercando è diverso da quello che possono trovare nella mia bottega. Nasco come orafa in modo quasi causale – racconta Sara – e mi ha sempre affascinato non solo l’aspetto ornamentale dei gioielli, ma anche il significato che essi assumono nei diversi contesti: sociale, religioso, cerimoniale. Capita spesso che qualcuno mi porti posate, argenteria e vecchi gioielli da fondere per creare qualcosa di nuovo. E mi piace molto anche trasformare i vecchi gioielli, magari rotti o che non si usano più, in qualcosa di diverso, senza fonderli ma tagliando, limando e risaldando. Qualsiasi oggetto, con l’aggiunta di fantasia e creatività, può diventare un gioiello davvero prezioso!».

Karabà di Sara Orrù
Via Oristano 58 – Cagliari | Tel: +39 333 2693528 |

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

14 + sette =