Il giaggiolo fiorentino

oggi la polvere di Iris o giaggiolo viene usata come ingrediente nei dentifrici, come base per le ciprie e come fissativo per i profumo del pout-pourriSe c’è un fiore decisamente italiano, anzi fiorentino, questo è proprio l’Iris pallida anche detto giaggiolo: niente importa che sia probabilmente una pianta di origine asiatica, diffusa dagli Arabi nel bacino del Mediterraneo.  Lo stemma di Firenze infatti non è un giglio, come si dice comunemente, ma un Iris. Fino alla fine del ‘700 si parla dell’Iris come pianta spontanea che fornisce (come tante altre) radici e foglie destinate ad usi medicinali; soltanto nel 1776 Ferdinando Paoletti, pievano di Villamagna presso Firenze, scrive gli Opuscoli interessanti l’agricoltura ed esorta i proprietari terrieri a diffondere la coltivazione di questa pianta, di cui egli dimostra i vantaggi. Ad esempio, anziché essere dannosa per le mura sulle quali cresce, secondo Paoletti questa pianta è di estrema utilità perché “… il contadino per non la danneggiare calpestandola non vi passeggia mai; e se i muri cadono, ne sarà causa la vetustà, le infiltrazioni d’acque, e non mai la coltivazione del giaggiolo, la quale anzi procura qualche prodotto col retratto del quale si supplirà alle spese…”.
L’Iris ha una storia antichissima: la coltivavano gli Egizi e anche i Greci ed i Romani. Anche il suo nome è molto antico: Teofrasto parla di un fiore che i Greci chiamavano così per i suoi petali multicolori, associandolo ad Iride, messaggera degli dei e personificazione dell’arcobaleno.
I rizomi dell’Iris sono stati a lungo utilizzati sia nell’industria profumiera (essiccati infatti, essi profumano di violetta) che in quella farmaceutica, come testimoniano Giovanvettorio Soderini e Antonio Targioni Tozzetti. Il primo scrive: “… Fassi gran procaccio delle barbe di ghiaggiuolo per le tinte, per le quali si adopera a secco…Conviene a questo effetto farne grand’imprese, piantandone per tutte le strade rasente gli orti e riempiendone tutti gli scampoli della possessione, dove al tempo ch’è fioriscono, fanno ancora bel vedere, e massimamente mesticando i bianchi con gli azzurri…”(Della cultura degli orti e giardini – Firenze, 1814). Il secondo, nel suo Corso di Botanica Medico-Farmaceutica e di materia medica (Firenze, 1847) scrive: “…pianta perenne, nativa dei luoghi montuosi di varie parti d’Italia, ma specialmente dei contorni di Firenze, sulle cui mura si trova spontanea…La radice d’ireos ha avuto credito di espettorante, aperitiva, sternutatoria, purgativa, lenitiva, emetica, ed usata nella cachessia, nell’itterizia, nelle tossi catarrali, nelle idropi, come diuretica. All’esterno, in polvere, era usata per certe ulceri, per risolvere gli ingorghi edematosi indolenti, per i dolori dei denti…”. Pare che il profumo ricavato dai rizomi dell’Iris fosse il preferito di Caterina de’ Medici, che portò con sé in Francia il segreto di questa essenza, che da lei prese il nome di “ acqua della regina”.
Oggi la polvere di Iris viene usata come ingrediente nei dentifrici, come base per le ciprie e come fissativo per i profumo del pout-pourri. Esistono circa 300 specie di iris, la più comune è la iris germanica. Ha colori molto belli e vari, dal classico viola-azzurro al giallo, al rosso, al bianco, al marrone, al nero-porpora…ma per i fiorentini DOC ancora oggi esiste soltanto il viola!

Per acquistare i giaggioli: Vivaio Guido Degl’innocenti, Tavarnuzze (FI) – www.vivaiodeglinnocenti.com
Il Principe Iris di Edoardo Nogaro, Missaglia (LC) – www.principeiris.it

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