Erica: 4 varietà da collezionisti. Ecco la guida!
Dall’ Erica carnea alla gracilis fino ad arrivare alla hyemalis. Una guida pratica all’impianto, annaffiatura e terriccio di questa rustica pianta boschiva, tanto amata dalle nonne. Leggi la guida!

Non fidatevi di chi vi dice che l’ Erica è una pianta facile o meglio potrebbe anche esserlo, ma occorrerebbe conoscerla bene e sapere esattamente che specie abbiamo acquistato, per regolarsi su come trattarla.

Fatto sta – ad esempio – che le eriche amano il terreno acido, ma l’Erica carnea sopporta bene anche quello un po’ calcareo; vivono bene in ambienti freschi e leggermente umidi, ma l’Erica arborea (quella alta, dal cui fusto si ricavano le pipe) prospera in ambienti boschivi mediterranei, assai siccitosi; tollerano bene il freddo e anche la neve, ma spesso i fiorai vendono specie riprodotte in serra e di origine sudafricana (come E. gracilis o E.hyemalis), che invece vanno considerate come piante più delicate, perché non resistono al clima troppo rigido, e comunque in appartamento farebbero una misera fine per colpa dell’aria asciutta causata dal termosifone.
Allora dobbiamo dimenticarcele?

No davvero, le tante specie e cultivar hanno il pregio di avere fioriture nell’arco dell’anno e, scegliendo bene, certe piante si ambientano in giardino e si diffondono, ad esempio tappezzando una scarpata semi-ombreggiata, oppure – se mantenute in vaso, per proteggerle più facilmente dal freddo – rallegrando un angolo fresco della terrazza.

Ecco qualche suggerimento.

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ERICA CARNEA, LA PIÙ RESISTENTE

Il segreto è acquistare le piante in vivaio, coltivate all’aperto, e verificare la specie.

Consigliamo – tra le tante – la già citata E. carnea, meno esigente delle altre quanto a terreno, molto diffusa negli ambienti collinari e montani italiani, sia appenninici che alpini, e presente sul mercato in una grande varietà di cultivar che offrono fioriture dall’autunno alla primavera, ma soprattutto in gennaio e febbraio, mesi avari di colore in giardino e in terrazza.

Non teme il freddo e anzi lo gradisce, tanto che nei giardini di pianura non è facile ambientarla, se non in angoli semi-ombrosi, perché non sopporta l’eccessivo calore estivo.

Ha portamento leggermente prostrato e si adatta ai rocciosi e alle scarpate, che tende a tappezzare.

I suoi fiori possono essere bianchi, rosati o di un bel purpureo, riuniti in piccoli grappoli, e la fioritura dura a lungo.

Erica_carnea
Erica carnea, foto di Leo Mchels

LA RIPRODUZIONE

Dopo la fioritura, può essere divertente riprodurla per talea, in torba e sabbia mantenute umide fino alla radicazione (l’attecchimento si capisce dal fatto che la talea comincia a vegetare).

Negli ambienti collinari, freschi in estate, non è difficile trovare l’angolo giusto, dove la pianta può naturalizzarsi: non è una questione di annaffiature – anzi queste non devono abbondare – ma piuttosto di trovare una posizione luminosa, in cui però non sia eccessiva l’insolazione e il conseguente calore.

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ERICA DARLEYENSIS

È un ibrido spontaneo dell’Erica carnea, che ne ha mantenuto la rusticità, l’adattabilità anche ai terreni leggermente calcarei, la resistenza alla siccità.

Fiorisce dall’autunno ed è senz’altro consigliabile per la semplicità della coltivazione.

Ama terreni poveri e non necessita quindi di concimazione.

Erica_darleyensis
Erica darleyensis, foto Meneerke Bloem

ERICA GRACILIS E E. HYEMALIS

Queste eriche, come detto, sono tra le più diffuse in commercio, ma sono delicate, data la provenienza africana, e conviene tenerle in vaso, per ripararle in caso di gelo intenso.

Le piante sono spesso coltivate in serra e quindi bisogna fare attenzione a non lasciarle all’aperto quando gela.

Erica_gracilis
Erica gracilis

LA POSIZIONE IDEALE

L’ideale è un ambiente freddo, ma riparato, vicino alla casa, meglio ancora una veranda o un terrazzino coperto.

In compenso in estate stanno benissimo in giardino, in posizione ombreggiata, soffrendo il caldo meno di altre specie.

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LE FIORITURE

E.gracilis non supera i trenta-quarata centimetri d’altezza e fiorisce già dal tardo autunno coprendo letteralmente i fusti di fiori, mentre E.hyemalis raggiunge anche i cinquanta centimetri e fiorisce da gennaio, con fiori di forma tubolare.

erica arborea
Erica arborea, foto Giulia Premilli

TERRICCIO PER LE ERICHE

Il terreno per coltivare le eriche deve essere soffice e decisamente acido, e lo potremo comunque ammendare con torba e terriccio di compost.

  • Per le piante in vaso si va sul sicuro usando terriccio per acidofile (quello per le ortensie, le azalee, le camelie…)
  • arricchendolo con un poco di humus da compostiera
  • una manciata di sabbia permette un miglior drenaggio e mette al riparo dal possibile ristagno d’acqua.
  • Si può concimare con un poco di concime liquido per acidofile, ogni 15 giorni.

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COME ANNAFFIARE

Per mantenere l’acidità del terreno necessaria allo sviluppo dell’erica, l’acqua del rubinetto non è delle migliori, e se si vuole mantenere a lungo in vita la pianta, soprattutto in vaso, la cosa migliore è annaffiarla con l’acqua piovana, priva di disinfettanti e di calcare.

Se non si è avuto tempo di raccogliere l’acqua piovana, si può ovviare con acqua minerale o distillata.

La maggior parte delle eriche ama il terreno leggermente umido e dunque le annaffiature devono essere regolari, ricordandosi però che queste piante non tollerano ristagni.

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