Erbe selvatiche commestibili di aprile, seconda parte
Ecco la seconda parte della nostra guida pratica al risparmio sulle erbe commestibili da raccogliere ad aprile… un tuffo nella bontà e salute!

Il nostro viaggio tra le erbe selvatiche commestibili e spontanee del territorio italiano, da gustare nel mese di aprile, prosegue: ecco che incontriamo in questa seconda parte della guida al risparmio tante varietà ottime da utilizzare in cucina, altre meno note. Dall’onnipresente ortica alle foglie di rovo, la primavera ci dona davvero di tutto.
Andiamo allora a scoprire tutte le erbe da mangiare!

Ortica (Urtica Dioica)

ortica

Regina incontrastata della cucina a base di erbe spontanee, l’ortica cresce un po’ ovunque, in luoghi umidi, nei terreni incolti e lungo le strade. Dell’ortica si utilizza tutto, ma in cucina si preferisce raccogliere i cimolini freschi, ancora teneri e colmi di energia.
Leggete questo articolo per scoprirne tutti i segreti! Se lo desideri trovi anche come usare nell’ambito medicinale l’ortica in questo articolo qui.

Piantaggine (Plantago lanceolata)

Piante medicinali piantaggine plantago
La piantaggine è una perenne piuttosto comune, identificativa è la sua foglia, lanceolata appunto, di un bel verde brillante, cresce nei campi incolti, ai margini delle strade, intorno a fossati e stagni. In aprile-maggio si raccolgono le foglie, ancora tenere soprattutto in aprile; in giugno-agosto i semi, mentre tutto l’anno le radici. Se lo desideri trovi anche come usare nell’ambito medicinale l’ortica in questo articolo qui.
Utilizzi in cucina
In cucina si impiegano le tenere foglioline di piantaggine crude in insalata, per preparare ripieni di torte salate o pasta fresca, ma anche cotte e condite con olio e limone.

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Portulaca (Portulaca Oleracea)

Gandhi incluse l’erba porcellana, considerata la sua autosufficienza e la sua generosità, nella lista di trenta specie che potrebbero salvare il mondo dalla fame: è, difatti, ricca di proteine, calcio e ferro, e anche di importanti grassi Omega 3. È amante dei climi caldi e secchi e si comporta come il cactus aprendo gli stomi di notte per contenere l’evaporazione dell’acqua.

Tra le altre cose, la portulaca è un eccellente coprisuolo, vista la sua andatura strisciante.

Portulaca Oleracea
Utilizzi in cucina
Il suo sapore è asprognolo in virtù del fatto che di notte apre gli stomi per chiuderli al mattino: così facendo trattiene acido malico, lo stesso componente che rende asprigna la mela.
La portulaca è molto buona cruda e condita con olio, pepe e limone, in frittata o cotta come gli spinaci. Si raccolgono anche i semi che si utilizzano come l’amaranto.

Foglie di Rovo (rubus ulmifollius)

rubus ulmifollius
Sarebbe davvero un peccato trascurare gli eccellenti frutti del rovo, pianta spontanea e perenne che cresce nei terreni incolti e boschi. Le foglie, da utilizzare in infuso, si raccolgono in marzo-aprile e sono adatte per chi soffre di cistite e diarrea.

Spinacio selvatico (chenopodium album o c. bonushenricus)

chenopodium album
Chiamato anche farinello, orapo o buonenrico, lo spinacio selvatico si raccoglie tenero all’inizio della primavera per finire in estate, meglio prima che fiorisca: in cucina si utilizzano i giovani germogli teneri. Cresce in terreni ricchi di sostanze nutritive, soprattutto vicino ai pascoli.
Il nome scientifico Chenopodium deriva dal greco e significa ‘piede di oca’ per la somiglianza delle sue foglie ai piedi dell’animale. L’appellativo ‘Farinello’, invece, prende il nome dal leggero strato farinaceo presente sulla pagina inferiore della foglia.
Utilizzi in cucina
È una pianta conosciuta sin dall’antichità e apprezzata per il suo valore nutritivo, ma anche per il suo gusto saporito: era coltivata dagli inglesi fino al XVIII secolo, spesso raccolta, lessata e consumata in varie forme in centro Italia.
Anticamente considerato un alimento povero, è oggi una spezia molto ricercata, per cui la concorrenza nei campi è molta! Si cucina come una comune verdura, lessa, cruda o soffritta in padella.
Boccioli di tarassaco

tarassaco
I bocci di fiore di tarassaco sono buonissimi in salamoia: fate bollire in 1 litro di aceto con 2 cucchiai di sale, raggiunta l’ebollizione scottate per due minuti i boccioli di tarassaco. Scolare e lasciar asciugare anche per una notte i boccioli su un telo di cotone coperti con un altro telo. Invasate i boccioli aggiungendo alloro, bacche di ginepro, coprite di olio d’oliva: fate riposare almeno due settimane. Più aspetterete, più questi stuzzichini saranno saporiti.

 

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